Da Ramen Shifu a Raito, da Kanji alla Gyozeria, Jay Lin imprenditore cinese trapiantato a Milano ci spiega le regole del successo nella ristorazione.

Ci tenevo davvero ad intervistare Jay Lin, l’imprenditore cinese trapiantato a Milano che ama l’Italia e che non ha ancora 40 anni ma all’attivo una ventina di ristoranti, diretti e in franchising tra Milano Bologna e Roma e che ha ancora tante nuove aperture all’orizzonte.
Il mondo della ristorazione asiatica sta cambiando pelle, Jay Lin rappresenta la nuova generazione di ristorazione di successo. Che sia fantastic fusion o finest fusion i locali di Jay Lin hanno quel quid in più un po’ come lui, che è giocoso ma “sul pezzo”.

Per l’intervista Jay mi aspetta da Raito https://raitofantasticfusion.plateform.app/ in Via San Marco, un ristorante all you can eat molto pop, ben frequentato aperto un anno fa.
Quando sei arrivato in Italia?
Era il 2001, avevo 15 anni, mi sono trasferito con la mia famiglia. Vivevamo tutti e tre insieme in una stanza. Mi sono iscritto a scuola per finire le medie e contemporaneamente ho trovato lavoro come aiuto barista in un bar cinese.
Per due anni facevo scuola e lavoro. Quando ho compiuto 17 anni, solo mio papà lavorava per sostenerci.
Decisi di abbandonare gli studi, deludendo mio papà che temeva non avessi trovato sbocchi futuri.
Sei andato contro al volere dei genitori?
Si, anche in un’altra occasione.
Mi sono reso conto che non potevo perdere tempo. Ma ho seguito il mio istinto e l’ho fatto anche per i miei genitori. Ho iniziato a fare l’apprendista di sushi al Soho Cafè di Via Farini e per qualche anno ho fatto l’ aiuto chef. A 19 anni ero già assunto come sushi man. In quel periodo non era facile trovare dei veri professionisti. Io mi portavo a casa i coltelli da affilare, imparando da mio papà.
Un giorno ho deciso di voltare pagina e diventare imprenditore iniziando con un take away insieme a mia mamma. Nel 2009 ho aperto il primo Kanji in Via Aminto Caretto zona stazione Centrale. Nel 2013 ne ho aperto un secondo in Via Broggi e nel 2015 in Via San Marco dove ora c’è Raito. Adesso ne sono rimasti due https://www.instagram.com/kanji_finest_fusion/
Cosi ho detto ai miei genitori di andare tranquilli in pensione, avrei pensato io a loro.
Mio papà è stato sempre un po’ scettico sulle mie scelte, secondo lui avrei dovuto diventare prima il dipendente perfetto non fare il boss cosi mi diceva “ti sei montato la testa vero? Non hai voglia di lavorare!”
Pur capendo la sua mentalità sapevo che non potevo condividere la stessa visione. Mi sono reso contro che lavorare nella ristorazione comporta una serie di attività che esulano dalla cucina e della sala come l’amministrazione la gestione la ricerca. Mi sono occupato personalmente all’inizio della creazione dei menù, insieme a mio papà.
Nel frattempo mi sono sposato, mia moglie mi aiuta tanto si divide tra famiglia e lavoro

Perché non ti sei fermato a questi locali?
Perché sono un ambizioso, un curioso.
Nel 2016 andai in Giappone ad un incontro dedicato a ristorazione e franchising con imprenditori cinesi che venivano da tutta Europa.
Ebbene, dopo essermi confrontato con gli altri ristoratori ho capito “di non essere nessuno”, che tutto quello che stavo facendo per i miei locali, la mia gestione e operations erano già vecchie. Il settore si stava evolvendo e io ero rimasto indietro, allora mi sono messo a studiare ancora per ammodernare il sistema di gestione.
Quando nel 2017 ci fu poi il primo scandalo legato agli all you can eat, a seguito di un servizio delle Iene ho pensato anche di investire in qualcosa di nuovo.
Iniziava a San Francisco la moda dei sushi burrito, ho avuto l’idea di proporlo a Milano ma con ingredienti più mediterranei. Così ho aperto Fusho http://instagram.com/fusho_original/, il primo sushi burrito in Via Sarpi, poi in Piazza 5 Giornate e in Via Plinio. Oggi mi è rimasto solo Fusho in Via Plinio, che va molto forte. La formula è componi il tuo burrito come vuoi solo con pesce crudo e verdure e ti costa 10,50 euro. Uso solo riso di Novara, d’altra parte il miglior riso è in Italia, perché prenderlo in Asia?

Mi risulta che hai anche un locale di Ramen
Ho imparato a fare il vero ramen nel 2017 da un ragazzo giapponese, anche attraverso un’attenta ricerca delle farine ma soprattutto a standardizzarne la produzione.
E nel 2020 ho preso l’esclusiva del brand Ramen Shifu https://ramenshifu.it/ sviluppandone il franchising insieme ad un socio italiano, che era un cliente dei miei ristoranti. Il primo Ramen Shifu è stato aperto in Via Fabio Filzi a Milano, dove ce ne sono altri 4 in diverse zone della città.
Altri 10 sono in diverse città d’Italia, alcuni sono in franchising.
Con il tempo ho deciso di non fare più locali troppo piccoli perché le normative sono le stesse con meno guadagno, hai gli stessi problemi e nessuno spazio di crescita per i dipendenti.

Il tuo business quindi è la ristorazione?
In realtà non mi occupo solo di aprire locali. Ho una società di sviluppo software con sede a Modena e una filiale in Cina .
I miei ragazzi lì si occupano della gestione dei conti di tutti i locali ma facciamo anche consulenza ad altri. Come aprire e gestire un all you can eat, come creare un menù, training a i cuochi consulenza sui sistemi. Praticamente offriamo un “supporto universale”.
Gestiamo i conti di tutti i locali in franchising, facciamo il marketing, gli acquisti, monitoriamo l’andamento in base ad analisi, troviamo soluzioni.
Grazie a questo tipo di consulenza completa ci sono tanti brand franchising che cercano la nostra collaborazione.
Come fai a sviluppare tutte queste attività ? In Italia tanti chiudono tu invece continui ad aprire
Semplice, accumulo soldi e poi investo.
Io ho fatto solo la scuola media ma ho frequentato tanti corsi di formazione su fisco, normative ecc.
Prima di aprire faccio tanta ricerca sulla concorrenza diretta, osservo per anni, scelgo la location migliore.
Domani ho la mia prima lezione a scuola di inglese, perché quando mi incontro con i giapponesi voglio capire ed esprimermi bene.
Ho una visione finanziaria non improvviso e mi tengo sempre attivo, curioso.
E’ importante la standardizzazione delle procedure, la logistica, le operations. So esattamente quanti kg di salmone consuma ognuno dei miei locali.
Ed è altrettanto importante creare squadre efficenti fatte di persone contente di venire a lavorare.
Faccio crescere le persone, responsabilizzandole o facendole diventare soci.
Creo un ambiente positivo sul lavoro.
Vado a letto alle 3 di notte e mi sveglio alle…dipende dagli appuntamenti che ho.
Ti senti più italiano o più Cinese?
I cinesi fanno meno parole e più azioni
Io mi sento metà e metà in fondo l’Italia è un paese tranquillo.
Che obiettivi hai da qui a 5 anni?
Voglio aprire 50 locali, la maggior parte dei quali in franchising.
Hai qualche nuovo progetto in corso?
Si diversi
Il primo l’apertura di un ristorante cinese a Milano con un target medio alto si chiama Dragon kitchen.
Il secondo ve lo svelo a breve
Il terzo un mio blog personale, dove faccio tanto video su Tik Tok per raccontare la mia giornata tipo.
Un nuovo influencer della ristorazione dunque?
Si perché no.

