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Rubena Bonini: dal design alla pittura contemporanea

Rubena Bonini: dal design alla pittura contemporanea

Con uno stile che fonde moda, interior design e arte contemporanea, Rubena Bonini ha costruito un percorso unico e in costante trasformazione. Nata a Milano e cresciuta “figlia d’arte”, ha saputo trasformare ogni esperienza creativa in un tassello del suo linguaggio attuale: opere che intrecciano materia e spirito, libertà e simbolo, invitando chi osserva a un viaggio interiore. Le sue creazioni, spesso senza titolo, non sono semplici oggetti da contemplare ma esperienze da vivere, frammenti dell’anima che si offrono all’interpretazione di chi le incontra. In questa intervista, Rubena racconta la sua visione artistica, il processo creativo e le direzioni future della sua ricerca.

Il suo percorso parte dalla moda e dall’interior design ma oggi approda all’arte contemporanea. In che modo queste esperienze hanno plasmato il suo sguardo artistico?
Quando creo, penso spesso che ogni opera influenzerà, se non addirittura detterà legge, nell’ambiente della sua destinazione finale. La mia passione per l’interior design fa sì che ogni opera contenga una forte proiezione di un progetto.

Crescendo “figlia d’arte”, quale influenza sente più forte nel suo modo di creare?
L’unica influenza ricevuta è che fin dalla culla ho respirato arte, quindi sono stata circondata da un forte senso estetico. Nella pratica i nostri mondi sono opposti: dopo aver imparato a usare i colori a olio, ho posato i pennelli e creato una tecnica tutta mia, spinta da un forte bisogno di tridimensionalità in continuo mutamento.

Nelle sue opere materia e spirito dialogano: come nasce questo intreccio?
C’è una particolare fase nei sogni in cui il nostro astrale riesce a entrare in mondi dove tutto è vibrazione e nulla di figurativo può riportare ciò che vedo. Solo con grande difficoltà la materia e particolari colori riescono, in piccola parte, a esprimere queste visioni.

L’uso di materiali eterogenei e inediti è una sua cifra distintiva. Come sceglie e combina questi elementi?

Ogni approccio a un materiale nuovo è una grande sfida, perché ciò che vedo è difficile da riportare in questa dimensione materiale. Sono sempre alla ricerca di materie che riescano a esprimersi al meglio.

La sua tecnica sembra unire semplicità e complessità. Qual è il processo creativo che sta dietro a questa apparente contraddizione?

Forse al primo sguardo percepiamo la semplicità, ma basta un attimo per cogliere nei dettagli la complessa difficoltà del tradurre un’energia in materia. Le pietre si sgretolano, il legno si decompone e le persone inevitabilmente lasciano questo mondo. Al contrario, cose fragili come un pensiero, un sogno o una leggenda possono resistere al trascorrere del tempo, modificando la prospettiva delle persone e influenzando il modo in cui vedono il mondo. Questa è la creazione più duratura e potente che si possa realizzare.

Cosa significano per lei i “frammenti dell’anima” che emergono nelle sue opere?
Ogni opera possiede una scintilla di luce dell’artista. Ogni ispirazione ti attraversa, creando un combattimento senza regole e lasciando una parte di sé dentro ogni quadro.

Le forme che crea si intersecano e contaminano tra loro: qual è il messaggio simbolico che desidera trasmettere?

La dualità. Esiste un equilibrio tra il fascino dell’oscurità e la bellezza della luce.

Lei sceglie spesso il “senza titolo”. Quanto è importante per lei lasciare libertà interpretativa al pubblico?

Preferisco non tradurre la mia visione. Le mie opere sono contenitori dei significati degli altri.

Le sue opere non sono solo da contemplare ma da vivere. Come costruisce questa dimensione esperienziale?

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Il mio scopo è trasmettere una risonanza vibrazionale, un’identificazione. Creo un universo di onde invisibili e scintille, ascoltando il sussurro dell’elettricità come una melodia segreta e trasformando l’energia in arte.

Quali reazioni del pubblico la colpiscono di più quando osservano i suoi lavori?
Quando qualcuno li percepisce come portali per mondi lontani.

Il suo percorso sembra in costante trasformazione. Quali direzioni creative sente di voler esplorare in futuro?

A questa domanda non saprei rispondere perché nulla nasce dalla logica che porta ad avere progetti. Posso solo aspettare quel particolare dialogo che ispira ogni artista.

Se dovesse descrivere con tre parole la sua poetica artistica oggi, quali sceglierebbe?
Sono una “visionaria” che parla il linguaggio delle stelle, camminando tra fulmini e idee.

Nelle opere di Rubena Bonini non c’è un messaggio da decifrare, ma un varco da attraversare: forme, materiali e simboli diventano bussole interiori, capaci di orientare lo sguardo oltre ciò che è visibile.

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