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Visioni di futuro: il turismo consapevole al centro di Rome Future Week a Le Méridien Visconti Rome

Visioni di futuro: il turismo consapevole al centro di Rome Future Week a Le Méridien Visconti Rome

Roma, città di strati e narrazioni infinite, ha accolto un momento di riflessione sul futuro del turismo nella cornice di uno dei suoi hotel più iconici. Nella Sala Visconti de Le Méridien Visconti Rome, nel cuore del quartiere Prati, si è svolto l’incontro della Rome Future Week 2025 dal titolo “Visioni: per un turismo più consapevole”. Un panel di esperti, manager, docenti e comunicatori ha discusso sfide e opportunità per il comparto, disegnando un mosaico di idee e strategie.

Al termine, il confronto si è trasformato in convivialità: un brindisi sulla terrazza del Paparazzo Bar&Rooftop, omaggio contemporaneo alla Dolce Vita felliniana, tra cocktail d’autore e finger food curati dallo chef Giuseppe Gaglione e dal bar manager Edoardo Arcesi.

L’hotel come presidio culturale

A rompere il ghiaccio è stato Giacomo Guzzardi, direttore generale di Le Méridien Visconti Rome & Palazzo Scanderbeg – Marriott International, che ha invitato a guardare oltre la semplice funzione ricettiva: «L’hotel non deve essere soltanto un luogo di soggiorno e accoglienza – ha affermato –. Può diventare presidio di cultura, di identità territoriale e di sostenibilità. Un attore attivo che dialoga con la città e con le comunità». Guzzardi ha portato esempi concreti: il progetto Unlock Art, che consente agli ospiti di accedere al MAXXI con tariffe agevolate, e l’iniziativa Water for Life, che trasforma i celebri nasoni romani in simboli di responsabilità ambientale. «Sono azioni semplici ma tangibili – ha sottolineato – che mostrano come anche l’hotellerie internazionale possa contribuire a una narrazione urbana più equilibrata».

La visione istituzionale

Il microfono è passato poi a Paolo Giuntarelli, direttore Regionale Affari della Presidenza, Turismo, Cinema, Audiovisivo e Sport della Regione Lazio. La sua riflessione ha ampliato lo sguardo:
«La sfida non è soltanto attrarre visitatori, ma convincerli a restare più a lungo e a spingersi oltre i circuiti tradizionali», ha spiegato.

Per farlo servono DMO territoriali, itinerari religiosi, sportivi e periurbani che integrino pubblico e privato. «Il Lazio non è solo Roma – ha aggiunto –. È un mosaico di borghi, natura, cultura autentica. Dare visibilità a questo patrimonio significa alleggerire la Capitale e al tempo stesso creare valore diffuso».

Il potere della narrazione

La parola è poi passata a Belinda Bortolan, founder di BortolanCarnevali & Partners, agenzia di comunicazione e marketing che ha curato l’organizzazione dell’evento.
«Senza una narrazione forte e coerente – ha avvertito – tutto rischia di restare invisibile. Non parliamo di slogan, ma di un processo che parte dall’analisi, costruisce un’identità chiara e credibile e la traduce in creatività».

Secondo Bortolan, il racconto è ciò che permette tanto ai grandi brand quanto alle piccole realtà di posizionarsi. «Borghi, produzioni locali, esperienze autentiche – ha sottolineato – sono l’anima del nostro Paese. Ma senza strumenti e metodo rischiano di restare ai margini. La comunicazione serve a dar loro voce e riconoscibilità».

Media e immaginario collettivo

Il ruolo dei media è stato al centro dell’intervento di Davide Desario, direttore di AdnKronos:
«I giornali e le agenzie non si limitano a raccontare il turismo – ha ricordato –. Ne costruiscono l’immaginario. E se questo immaginario diventa troppo indulgente o stereotipato, rischia di perdere credibilità». Per Desario la sfida è «raccontare le unicità con equilibrio, mostrando luci e ombre. Solo così il viaggiatore può avere strumenti critici e non soltanto suggestioni patinate».

Competenze e formazione al centro

Un richiamo forte alla struttura del sistema è arrivato da Remo Tagliacozzo, docente di Organizzazione delle imprese turistiche alla Sapienza e amministratore unico dell’Acquario Romano.
«Il turismo italiano soffre di nanismo imprenditoriale e di gap tecnologici – ha dichiarato –. Senza formazione e senza investimenti nelle competenze, rischiamo di non reggere la competizione globale».Un monito che ha riportato il dibattito con i piedi per terra, ricordando che senza professionalità ogni narrazione resta fragile.

Tecnologia e dati: la leva dell’AI

Sul fronte dell’innovazione è intervenuto Daniele Manetti, sales director di Sojern, che ha posto l’accento sull’importanza dei dati e dell’intelligenza artificiale: «Oggi possiamo fare targeting basato non solo su dati demografici, ma su segnali comportamentali e persino valoriali. Questo cambia radicalmente la capacità di intercettare i viaggiatori giusti». Manetti ha spiegato che l’AI non serve solo per promuovere meglio, ma anche per governare i flussi: «La tecnologia ci consente di misurare non soltanto il ritorno economico delle campagne, ma anche l’impatto sui territori. È uno strumento per affrontare fenomeni complessi come l’unbalanced tourism».

Il caso Tevere Day

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Un esempio concreto di rigenerazione urbana è arrivato da Alberto Acciari, presidente di Tevere Day. «Per troppo tempo il fiume simbolo di Roma è stato invisibile – ha detto –. Oggi stiamo restituendo al Tevere la dignità che merita: spazio di comunità, attrazione sostenibile, cuore pulsante della città». Acciari ha sottolineato come un’iniziativa culturale possa cambiare la percezione collettiva: «Il Tevere Day dimostra che ciò che era considerato marginale può tornare ad avere centralità sociale e turistica».

I pilastri del futuro

A chiudere la discussione è stata Claudiana Di Cesare, giornalista esperta di turismo e innovazione.
«I driver emersi – sostenibilità, cultura, competenze e innovazione – non sono binari paralleli, ma pilastri che si sostengono a vicenda», ha osservato. «Il turismo del futuro non si costruisce sulla quantità, ma sulla qualità delle relazioni e sul valore condiviso».

Un evento che è networking e visione

Il merito della regia organizzativa è andato a BortolanCarnevali & Partners, che ha curato la selezione degli speaker, la costruzione del racconto, la logistica, gli inviti e la comunicazione. Un approccio sinergico che ha trasformato un convegno in un momento di networking di valore.

E la sede non poteva essere più adatta. Le Méridien Visconti Rome, parte del gruppo Marriott International, con il suo mix di design contemporaneo e anima anni ’60, si è confermato spazio ideale per intrecciare riflessioni e convivialità. Dopo il dibattito, gli ospiti si sono spostati al settimo piano, al Paparazzo Bar&Rooftop, un omaggio al fotografo dei vip reso celebre dalla Dolce Vita di Fellini. Lì, tra tinte rosa salmone, blu elettrici e luci calde, hanno brindato con un cocktail speciale: lo S.P.Q.R. – Sustainable, People, Quality, Revolution, a base di Venturo, sherbet agli agrumi, soda al pompelmo e menta. «Un drink simbolico – ha raccontato il bar manager Edoardo Arcesi – che vuole unire tradizione romana e innovazione, proprio come il turismo che immaginiamo per il futuro».

Un ponte verso il domani

L’evento ha lasciato un messaggio chiaro: il turismo non è più solo un settore economico, ma un ecosistema culturale e sociale, che richiede visione condivisa e responsabilità. «Non è rincorrere i flussi – ha concluso Di Cesare – ma governarli. Non è crescita astratta, ma valore duraturo. Non è solo ospitalità, ma relazione». Roma, con la sua capacità di rigenerarsi e di accogliere il mondo, resta il laboratorio perfetto per sperimentare queste nuove visioni.

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