Stefano Righi racconta attraverso 180 fotografie la Milano underground, i suoi volti e la libertà di essere se stessi.
Ci sono notti che finiscono all’alba e altre che, quasi senza accorgersene, entrano nella memoria di una città. Stefano Righi le fotografa da oltre vent’anni, immergendosi in quella Milano notturna che nei club ha trovato uno spazio di libertà, sperimentazione e appartenenza. Da questo lungo percorso nasce Patriots, il volume edito da Skira, a cura di Claudia Carretti, con un testo di Sara Sozzani Maino e un’introduzione dello stesso fotografo.
Il libro, 208 pagine e 180 immagini, attraversa soprattutto l’ultimo decennio del lavoro di Righi e restituisce dall’interno una scena che difficilmente potrebbe essere raccontata allo stesso modo da chi l’ha soltanto osservata. Plastic, Magazzini Generali, Botox, Just Cavalli, Don’t Tell Mama sono alcuni dei luoghi attraversati dal suo obiettivo, ma ridurre Patriots a una testimonianza della nightlife milanese significherebbe fermarsi alla superficie.
Righi fotografa la notte, certo, ma ciò che realmente cerca sono le persone che la abitano.
Volti, corpi, abiti, gesti, sguardi e relazioni diventano frammenti di storie personali. Nei suoi scatti l’eccesso può convivere con la fragilità, la teatralità lascia improvvisamente spazio all’intimità e l’immagine più appariscente può rivelare, un istante dopo, qualcosa di estremamente vulnerabile. Non ci sono personaggi chiamati a rappresentare una scena: ci sono uomini e donne reali, incontrati nei club, ai concerti, negli appartamenti privati, persino nei bagni. Righi entra in quegli spazi, li vive e soltanto allora li fotografa.
È questa prossimità a dare alle immagini una qualità particolare. Non sembrano chiedere il permesso di essere perfette e, probabilmente, non vogliono esserlo.

Lavorando prevalentemente con pellicola 35mm e fotocamere analogiche, il fotografo accoglie sfocature, flash diretti e inquadrature instabili come elementi del proprio linguaggio. L’imperfezione non viene eliminata perché appartiene al momento vissuto. La fotografia conserva così qualcosa dell’istinto con cui è nata: un volto illuminato improvvisamente, un corpo colto nel movimento, uno sguardo che dura il tempo necessario per essere visto e poi scompare.
Nato a Johannesburg nel 1980, Righi arriva alla fotografia dopo una prima esperienza nel mondo punk-rock come produttore. Quel passaggio dalla musica all’immagine appare meno distante di quanto possa sembrare. In entrambi i mondi ritrova energia, libertà espressiva e soprattutto persone che scelgono di mostrarsi senza necessariamente aderire a un modello prestabilito.

Negli anni il suo obiettivo accompagna una parte della cultura underground milanese mentre questa cambia, si contamina e costruisce nuovi codici. Ed è proprio il tempo trascorso a conferire oggi a quelle fotografie un valore ulteriore. Ciò che nasceva come racconto del presente è diventato anche testimonianza di un periodo, di luoghi e soprattutto di una comunità.
La moda attraversa inevitabilmente queste immagini, ma non come esercizio di stile. Un abito, un accessorio, un trucco o una scelta estetica diventano modi di affermare la propria identità. Il corpo stesso diventa linguaggio. In questa prospettiva il club non è semplicemente il posto in cui trascorrere la notte, ma uno spazio nel quale sperimentare chi si è, o forse chi si desidera essere.
È qui che Patriots supera il racconto del clubbing. Guardate oggi, quelle fotografie parlano anche di una Milano che ha saputo offrire luoghi nei quali differenze, eccentricità e sensibilità potevano incontrarsi. Una città osservata quando le luci cambiavano, le convenzioni si allentavano e davanti all’obiettivo rimaneva qualcosa di più difficile da costruire: la spontaneità.

Il progetto arriverà alla Fondazione Sozzani di Milano sabato 24 e domenica 25 ottobre 2026, con due serate dedicate a fotografia, cultura e musica. Stefano Righi sarà in conversazione con Sara Sozzani Maino, Direttrice Creativa della Fondazione Sozzani, per approfondire Patriots e la cultura del clubbing, mentre la musica di Manduria dialogherà con il suo universo visivo attraverso live performance e DJ set.
Il volume sarà in libreria dall’autunno 2026.
A distanza di anni, quelle fotografie hanno inevitabilmente cambiato significato. Non mostrano soltanto dove si andava, cosa si indossava o come si viveva la notte. Conservano incontri, personalità, libertà, eccessi e fragilità di persone che in quel momento non stavano pensando di diventare parte di un documento sulla Milano underground.
Stavano semplicemente vivendo.
Ed è forse per questo che Patriots riesce a essere così diretto: perché Stefano Righi non ha cercato di spiegare la notte. Era lì, insieme agli altri, e l’ha fotografata mentre accadeva.
Crediti fotografici: Stefano Righi

