Il mare davanti, il cinema sul palco e una piazza che partecipa alla festa. A Tropea la quarta edizione del Film Festival ha trovato nella relazione con il pubblico il suo tratto più riconoscibile. Dal 20 al 26 settembre 2026, la città calabrese ha accolto sette giorni di proiezioni, incontri, mostre, omaggi e premiazioni, avvicinando gli spettatori alle storie e alle persone che le portano sullo schermo. La manifestazione diretta da Emanuele Bertucci si è conclusa con la vittoria di “Squali”, opera prima di Daniele Barbiero, e del cortometraggio “Il comico” di Andrea Belcastro.
Il finale ha riunito in piazza Cannone alcuni dei volti più amati del cinema italiano, accanto a interpreti internazionali e giovani attrici. Antonella Salvucci ha condotto la cerimonia, chiamando sul palco Marco Giallini, Antonio Catania, Madalina Ghenea, Gaia Messerklinger, Luca Lucini, Andrea Roncato, Elisabetta Pellini, Mimmo Calopresti, Alexia Cozzi, Desirée Popper, Vincent Riotta e Marcello Fonte. Percorsi diversi, dalla commedia al cinema d’autore, hanno condiviso la stessa serata. La partecipazione agli appuntamenti in piazza e le sale piene, sottolineate nel bilancio della manifestazione, hanno dato al festival il carattere di un evento vissuto dalla città.
Il glamour ha avuto i volti di Madalina Ghenea e di Desirée Popper, madrina di questa edizione. L’attrice brasiliana, conosciuta dal pubblico di “Mare fuori”, ha accompagnato una rassegna che ha affiancato popolarità televisiva, esperienza cinematografica e ricerca di nuovi autori. Accanto alle presenze sul palco, il programma ha offerto occasioni per ascoltare i protagonisti raccontare il proprio lavoro, i film e le scelte che hanno segnato le loro carriere.








A guidare la giuria dei lungometraggi è stata Tiziana Rocca, mentre Neri Parenti ha presieduto quella dei cortometraggi. Il riconoscimento a “Squali” premia un esordio che affronta il passaggio all’età adulta attraverso ambizioni, amicizie e decisioni difficili. Liberamente tratto dal romanzo “Gli squali” di Giacomo Mazzariol, il film ha come protagonista Lorenzo Zurzolo e vede la partecipazione straordinaria di James Franco. Nel cast figurano anche Francesco Centorame, Ginevra Francesconi, Greta Fernández, Federica Baù, Gabriele Rollo e Francesco Gheghi.
Al centro della storia c’è Max, diciannovenne di un piccolo paese veneto, pronto a partire per la Spagna con gli amici dopo la maturità. Una proposta cambia i suoi programmi: un imprenditore del settore delle startup vuole sviluppare l’app che il ragazzo ha ideato per aiutare i coetanei a scegliere l’università. Max raggiunge Roma e si confronta con un ambiente competitivo, mentre gli amici vivono l’estate che avevano immaginato insieme. Il racconto mette a fuoco un’incertezza concreta: decidere il proprio futuro quando le opportunità arrivano prima di aver capito i propri desideri. Il premio a “Il comico” di Andrea Belcastro completa il palmarès delle due sezioni competitive.
Uno dei momenti centrali del festival ha riguardato Raf Vallone, nato a Tropea nel 1916 e ricordato nel centodecimo anniversario della nascita. L’omaggio ha restituito attenzione a una figura che attraversò sport, giornalismo, impegno civile, teatro e cinema. Il legame con la città ha dato al tributo un significato personale, rafforzato dalla presenza del figlio Saverio Vallone e dal progetto “Combattente”, documentario diretto da Marco Spagnoli e ancora in produzione durante la manifestazione.






A interpretare Vallone è Raoul Bova, che a Tropea ha ricevuto il premio intitolato all’attore e ha raccontato il lavoro di avvicinamento alla sua storia. L’incontro a Palazzo Santa Chiara, introdotto da Marcello Fonte e Mimmo Calopresti, ha portato il pubblico oltre la filmografia del divo, attraverso i ricordi familiari e le lettere personali. Intervistato da Manlio Castagna, Bova ha spiegato di aver trovato punti di contatto con il proprio percorso. «Non rappresentava una fazione, era fedele a se stesso e alle sue idee», ha detto di Vallone. Alla serata hanno partecipato anche il regista Spagnoli, il produttore Massimo Di Rocco e i vertici della Calabria Film Commission, Anton Giulio Grande e Giampaolo Calabrese.
La memoria cinematografica ha incontrato anche Marilyn Monroe, nel centenario della nascita. Immagini, pellicole e un’opera di Mimmo Rotella hanno composto l’omaggio all’attrice, affiancando il cinema alle arti visive. Due anniversari, due percorsi differenti: Vallone ha riportato il festival alle sue radici calabresi, Marilyn alla dimensione internazionale della cultura cinematografica. Mostre e retrospettive hanno ampliato l’esperienza delle proiezioni, offrendo al pubblico altri modi per avvicinarsi ai protagonisti del Novecento.
Tra gli incontri della settimana, Lina Sastri ha portato “La casa di Ninetta”, il suo esordio nella regia cinematografica. Il programma ha incluso anche Giorgio Marchesi e ha annunciato ospiti come Yutaka Mizutani, attore e regista giapponese, e Mauro Fiore, vincitore dell’Oscar per la fotografia di “Avatar”. Nomi che hanno allargato il confronto al cinema internazionale e ai mestieri che costruiscono un film. L’attenzione alle nuove generazioni è emersa anche dalla presenza di Alexia Cozzi, legata al progetto “Blue”, nel quale interpreta la figlia del personaggio affidato a Rocco Siffredi.
Dietro questa varietà di appuntamenti c’è la visione di Emanuele Bertucci, ideatore e direttore artistico della rassegna. Presentando l’edizione al Lido, durante l’83ª Mostra del Cinema di Venezia, aveva indicato un obiettivo: «Vogliamo costruire un Festival che lasci qualcosa quando le luci si spengono». Un’intenzione che riguarda il rapporto con il territorio, la continuità del progetto e il coinvolgimento di chi abita Tropea.










In un’intervista a The HotCorn, Bertucci ha spiegato che il valore di un festival nasce anche dalla capacità di coinvolgere alberghi, ristoranti, commercianti, associazioni, studenti e imprese. I dati da lui citati si riferiscono all’edizione precedente: 37 strutture ricettive coinvolte, 590 pernottamenti e oltre 1.200 pranzi e cene per gli ospiti della manifestazione. Numeri che mostrano il lavoro organizzativo e le ricadute sull’ospitalità. Nella stessa intervista ha affrontato il rapporto tra memoria e innovazione, comprese le nuove tecnologie audiovisive, mantenendo al centro le persone e le storie. Ai giovani autori ha richiamato il valore dell’esperienza, della disciplina e del cortometraggio come occasione di formazione.
Il sindaco Giovanni Macrì ha scelto un’immagine quotidiana per raccontare il risultato della quarta edizione: «Il successo vero è stato vedere i protagonisti vivere la città come casa». Nel suo bilancio, il rapporto degli ospiti con Tropea conta quanto la qualità delle presenze. La città ha accolto gli artisti e li ha coinvolti nella propria vita, lasciando, secondo il primo cittadino, un sentimento di nostalgia alla partenza.
Promosso dall’Associazione Culturale Visionaria APS, il Tropea Film Festival ha avuto il sostegno di Calabria Film Commission, Comune di Tropea e GAL Terre Vibonesi, con Trenitalia Official Green Carrier, RAI e Haier Europe tra i partner. Il payoff “Il cinema sul mare” trova così un riscontro nel programma: i luoghi della città ospitano le proiezioni e gli incontri, la storia di un suo protagonista torna al centro dell’attenzione, gli esordi ricevono spazio e riconoscimenti. Dopo la premiazione di “Squali” e “Il comico”, resta il lavoro per dare continuità a questo rapporto tra cinema, pubblico e Tropea.







