Ci sono persone che, anche quando non cercano la ribalta, finiscono per lasciare un segno profondo. Rita Giancola era una di queste. La sua vita e il suo cinema erano un tutt’uno: un modo delicato, e al tempo stesso potente, di ricordare che l’arte non è solo spettacolo ma coscienza, responsabilità, possibilità di dare voce a chi non l’ha mai avuta.
Nonostante i problemi di salute, non ha mai smesso di donare energia e speranza. Rita non chiedeva attenzione per sé: la sua attenzione era rivolta agli altri, alle storie, ai volti, alle fragilità da trasformare in forza. In questo stava la sua originalità: nel vedere l’essere umano prima ancora del personaggio, la vita prima della scena.
Il cinema è stato il suo grande linguaggio, ma accanto ad esso viveva l’amore profondo per il teatro, che per Rita era una palestra di umanità, un luogo in cui la parola e il gesto potevano farsi incontro reale con il pubblico. Cinema e teatro erano per lei due forme diverse di un’unica vocazione: raccontare la vita con autenticità e generosità.

I riconoscimenti non sono mancati: nel 2023 il film “In un attimo tutto può cambiare” è stato premiato al Festival romano Tulipani di Seta Nera; a Pesaro aveva presentato con orgoglio “Bellezza e segreti delle donne”. Ma più delle targhe e delle proiezioni pubbliche, ciò che rimane è la memoria di un entusiasmo contagioso, di una passione capace di illuminare chi lavorava con lei.

Rita Giancola se n’è andata così come aveva vissuto: con discrezione, in punta di piedi, senza fare rumore. Elegante anche nel silenzio, lascia un vuoto che non sarà colmato dai titoli di coda, ma colmo di gratitudine per chi ha potuto incrociare la sua umanità.
Il suo cinema e il suo teatro restano come traccia di vita, come testimonianza di una donna che ha saputo rendere l’arte un gesto di responsabilità e amore.



