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PAUL POIRETl’uomo che inventò la moda

 

PAUL POIRET
l’uomo che inventò la moda

Fashion Life Magazine

E venne il giorno in cui tutto iniziò.
D’altronde ci vuole un inizio per formare un percorso e raramente un inizio riesce ad essere riconducibile a un nome e un cognome. Nel caso della moda, così come la intendiamo oggi, un nome c’è: Paul Poiret.
Poiret nasce a Parigi verso la fine dell’800 dove i corpi delle donne erano imprigionati in sontuosi, preziosi e ricchi corsetti e metri e metri di stoffe e pizzi. Inizia il suo percorso creativo cucendo da bambino abiti per le bambole di sua sorella. Ma la sua creatività, la sua innovazione, la sua ribellione non vengono viste di buon occhio da parte di un pubblico ancora troppo legato alla donna trofeo, alla donna fasciata in geometrici centimetri di seta per rivestire le rigide stecche e le ampie crinoline. Una donna austera e limitata nei movimenti.
Poiret desidera per la donna la libertà, la leggerezza.
Da subito inizia il suo percorso imparando il mestiere nelle più grandi sartorie parigine, tentando un po’ alla volta di rivoluzionare quel mondo così ancorato al passato e così tanto spaventato dal futuro che era alle porte. Inizia a proporre blazer e abiti drappeggiati (il suo punto di forza) ispirati al mondo arabo con stoffe di seta scintillanti e ricami preziosi. Non fu un successo. Le donne erano disorientate
dinnanzi alla sua sfrontatezza. Eliminando le stecche gli uomini avrebbero potuto vedere le forme dei loro corpi e loro ancora
non erano pronte a questo. Ci vollero anni e tanto ingegno per far si che Poiret arrivasse ad essere considerato il rivoluzionario della sua epoca. Ma il mondo stava cambiando freneticamente, la libertà si stava impadronendo della creatività e la nuova generazione non faticò a vedere in Poiret il futuro che avanzava.

 

Il successo fu enorme. Poiret aprì il suo sfacciato atelier nel centro di Parigi. Grande, luminoso e dalle vetrine enormi. Insolito per l’epoca dove le donne si rinchiudevano in piccole botteghe con entrate seminascoste per andare ad acquistare i propri abiti. Con Poiret quello che succedeva nella sua sartoria era visibile a tutti dalla strada. Fu il primo a concepire il defilè. Mannequines indossavano i suoi abiti
e camminavano su una passerella per far vedere alle clienti la vestibilità dei drappeggi e la sontuosità di quelle creazioni senza più costrizioni. Poiret iniziò un tour itinerante in tutta Europa per far conoscere a principesse e ricche ereditiere la rivoluzione di quegli abiti. Se nell’arte Picasso aveva rotto tutti gli argini concependo la t r i d i m e n – sionalità, P o i r e t lo fece con la moda. Ma quando una rivol
uzione inizia è difficile arrestare il suo processo. Paul Poiret diede il via al cambiamento gettando le basi della moda come la conosciamo ora: il vestito concepito come abbellimento del corpo, come sogno e come magia.
Ma sulla sua scia altri sfruttarono il cambiamento che era ormai in atto, e quella che era stata una vera e propria rivoluzione sociale e del costume la sua moda diventò ben presto vecchia e noiosa. Coco Chanel stava conquistando Parigi con i suoi comodissimi tailleurs, senza fronzoli e comodamente appoggiati sulle curve delle donne. Aveva imposto nel suo atelier il colore nero (colore che Poiret odiava
profondamente preferendolo a colori brillanti) che rassicurava le donne, cosa che fece subito andare Poiret nell’oblio.

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Alessandro Egger

Leggenda narra che Paul Poiret incontrò in strada Coco Chanel e disprezzando l’abito nero che indossava le chiese cinicamente: “Madame, come mai indossa un abito nero? E’ per caso in lutto per qualcuno?” e Chanel, che aveva ben fiutato quello che sarebbe successo da li a poco rispose: “Oui, monsier. Pour Vous!”

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